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Segnali di Pop - blog musica pop italiana - recensione Icani La Band - Niccolò Contessa

Icani / Niccolò Contessa

La generazione dei Millennials ha una voce, la voce di Niccolò Contessa, cantautore e produttore romano che ha dato vita a Icani.

Label: 42 Records

Niccolò Contessa è la mente del progetto musicale Icani, una non-band che inizia a farsi conoscere principalmente sul web a partire dal 2010. Considero Contessa una delle voci che meglio rappresenta la generazione dei nuovi adulti, i nati negli anni ’80-’90, caratterizzata da disillusione, cinismo, confusione, forse anche una punta di frustrazione.

 

I testi sono diretti, chiari, espliciti, accompagnati da melodie e arrangiamenti semplici. I primi due album, “Il sorprendente album d’esordio de I Cani” (2011) e “Glamour” (2013) hanno sonorità già sentite nel rock alternativo italiano, prevalgono i pezzi ballabili – o “pogabili” – e i testi sono il vero punto forte. I titoli più famosi, come “I pariolini di diciott’anni”, “Wes Anderson” e “Velleità”, presentano già tutti gli ingredienti principali che caratterizzano ICani: la sensazione di sentirsi bloccati fra due età, fra la rabbia ingiustificata dell’adolescenza e le responsabilità della vita adulta che nessuno ti insegna a gestire, la continua ricerca di un’etichetta da attaccarsi addosso, della realizzazione personale – che, poi, si tratta solo di una maschera di sicurezza superficiale e successi da sfoggiare sui social network -, la completa perdita di interesse per la politica o la religione, o di qualsiasi punto di riferimento in generale.

Niccolò Contessa, classe 1986, conosce benissimo gli argomenti di cui parla, vive in prima persona le problematiche dei Millennials, conosce i “finti Nerd con occhiali da Nerd” e i “Radical Chic senza radical”, e parla del nostro mondo, fatto di Facebook, di visualizzazioni, di esami – a scuola come nella vita – da superare, di sogni inutili da accantonare e sentimenti da lasciar perdere, perché “Con le velleità non ci si vive” e “Non si può correre soltanto dietro ai sentimenti”. C’è spazio anche per testi ironici e cinici, come in “Le Coppie”, un ritratto delle giovani coppie di oggi, o “Storia di un artista”, ovvero la storia di un giovane della Milano per bene morto di freddo a neanche trent’anni perché sua madre lo ha chiuso fuori di casa.

L’ultimo album, “Aurora” (2016) si discosta decisamente dai lavori precedenti: nel nuovo sound elettropop non c’è traccia del rock / punk alternativo degli inizi, i testi diventano meno descrittivi e più introspettivi; Niccolò sembra mettere da parte il cinismo e l’ironia e tirare fuori un po’ di tenerezza e romanticismo in “Aurora” e “Una cosa stupida”, scopre qualche lato di sé finora nascosto nel lento “Sparire” e “Il posto più freddo”, e fa ballare con “Baby soldato”. Questo album è per me il migliore di Niccolò Contessa, il più maturo e completo sia nei testi che negli arrangiamenti. 

 

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